Attivo delle delege e dei delegati, settore multiservizi | UIL Trasporti Lazio

Attivo delle delege e dei delegati, settore multiservizi

Il racconto della pandemia scandisce la nostra quotidianità da, ormai, oltre un anno: le nostre abitudini sono cambiate ed anche l’intero modo del lavoro è stato travolto dalla presenza costante del virus e del suo contagio.

Blocco delle attività, riprese a singhiozzo, stress dei lavoratori in attività, misure di protezione, ammortizzatori sociali, spettro del termine del blocco dei licenziamenti sono solo alcune delle problematiche che abbiamo dovuto affrontare, paure da superare, conquiste ottenute, traguardi che vogliamo raggiungere.

I lavoratori del settore Multiservizi non sono stati risparmiati da questo stravolgimento, qualunque sia la Committenza a cui fanno riferimento.

Gli appalti delle aziende private, superata la fase del lockdown caratterizzata dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali e dai prolungati ritardi nell’erogazione delle indennità da parte dell’Inps che, combinati all’indisponibilità di anticipo da parte delle aziende, hanno messo a dura prova  i lavoratori, in alcuni casi hanno ripreso l’operatività, anche potendo contare su lavorazioni aggiuntive affidate per operazioni di sanificazione necessarie a contrastare la diffusione del virus, mentre il ricorso allo smartworking per i lavoratori direttamente dipendenti delle committenze, che rischia di diventare di natura strutturale, determina il mancato utilizzo di locali aziendali e, all’estremo, la chiusura di intere sedi aziendali con la conseguente eliminazione dei servizi di pulizia e la perdita di posti di lavoro degli addetti.

Le attività a sostegno delle realtà legate all’istruzione scolastica, di ogni ordine e grado, faticano a tornare alla piena attività: la didattica a distanza sostituisce le lezioni in presenza ogni volta che le misure restrittive diventano più rigide per effetto di picchi del numero dei contagi ed i lavoratori vedono alternarsi momenti di attività a sospensioni imposte.

E’ all’ordine del giorno la discussione sulla relazione tra i contagi e l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico le cui operazioni di pulizia e sanificazione vengono svolte quotidianamente da lavoratori del settore a cui si chiede di garantire l’efficacia delle sanificazioni, pur dovendosi confrontare con condizioni di lavoro in scarsa sicurezza, assenza di strumenti adeguati di lavoro impiego di personale insufficiente ad assicurare le prestazioni richieste e necessarie.

I lavoratori del comparto dei beni culturali stanno affrontando la lunga agonia legata all’incognita dei tempi di ripresa effettiva del settore, che molto dipende dal rilancio del sistema turistico e dalla libertà di mobilità della cittadinanza.

I lavoratori del settore che quotidianamente prestano attività lavorativa negli ambienti della sanità stanno affrontando, con enorme senso di responsabilità, una prova durissima: il contatto costante con il virus, la vestizione, la svestizione, la paura di portare in casa il contagio e la sensazione, che a volte è diventata una certezza, di non essere tutelati a sufficienza dai propri datori di lavoro e, pur frequentando gli stessi ambienti, di veder sottovalutata la propria condizione rispetto a quella degli operatori medico-sanitari.

Ci siamo rifiutati di sentir chiamare eroi questi lavoratori chiedendo, invece, semplicemente di rispettarli in quanto tali e di salvaguardare la loro dignità lavorativa.

Con dignità i lavoratori coinvolti hanno affrontato nuove sfide, adattato le proprie abitudini alle necessità emergenti.

E, mentre i lavoratori si sono adattati ad una condizione difficile, le controparti datoriali, in estrema continuità con il passato, hanno continuato ad affermare la propria ostinazione nel tentare di colpire chi assicura le loro attività imprenditoriale.

Il contratto collettivo nazionale di settore è scaduto da 8 anni: troppo tempo è trascorso tra trattative a singhiozzo, lunghe pause, iniziative, presidi, manifestazioni e scioperi dei lavoratori.

Il confronto per la trattativa sul rinnovo è ripreso nello scorso mese di gennaio ma, nonostante gli avanzamenti registrati su temi come:

  • dimissioni per fatti concludenti,
  • consolidamento parametri orari e recesso dalle clausole elastiche, per i part time,
  • contratti a termine,
  • stagionalità,
  • temi relativi alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro,
  • mancata penalizzazione su maturazione permessi e scatti,

le associazioni datoriali non vogliono rinunciare ad argomentazioni che non hanno consentito, fino ad oggi, di arrivare alla sottoscrizione del rinnovo contrattuale.

Nel quadro descritto, l’attivo delle delegate e dei delegati di Filcams, Fisascat e Uiltrasporti di Roma e Lazio riconferma il mandato alle Segreterie Nazionali di procedere unitariamente nel negoziato e valutare ogni eventuale strumento necessario alla definizione del rinnovo del contratto nazionale:

  • Il pagamento della malattia rappresenta un diritto fondamentale ed è irrinunciabile: i lavoratori del settore svolgono spesso lavorazioni pesanti, ripetitive, che usurano il fisico e devono essere tutelati anche nel caso in cui sopraggiungano patologie.
  • Vogliamo subito il rinnovo della parte economica: l’ampia diffusione del part time, spesso a pochissime ore settimanali, fa di questo settore un veicolo di lavoro povero e le retribuzioni sono ferme da ormai 8 anni!
  • Diciamo no ad una revisione della disciplina della Banca Ore che preveda automatismi e neghi il diritto al confronto sull’organizzazione del lavoro, che deve essere invece esigibile al secondo livelllo di contrattazione aziendale/territoriale : non vogliamo consegnare alle aziende un assegno in bianco nella gestione dei nostri tempi di vita e di lavoro

Non è più tempo di aspettare ancora, i lavoratori hanno diritto al riconoscimento del rinnovo contrattuale!

#CONTRATTO ADESSO

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