La settimana scorsa, nei giorni del 12, 13 e 14 maggio, si è tenuto il XII Congresso Nazionale Uiltrasporti.
Nel corso della seconda giornata, tra i numerosi preziosissimi interventi, abbiamo potuto ascoltare quello di Lorenzo Aloisi, giovane dipartimentista della Uiltrasporti Lazio, che riportiamo integralmente perchè costituisce un’analisi accurata ed offre importanti spunti di riflessione, individuando obiettivi, interessi e valori condivisi.
“Il settore del trasporto merci e logistica è considerato un pilastro per la nostra economia, che produce tra l’8 e il 9 per cento del Pil, coinvolgendo oltre 100 mila aziende e un milione e 400 mila lavoratori.
Oggi la realtà della movimentazione delle merci globale é sottoposta a pesanti criticità a causa dei conflitti geopolitici ed in particolare del conflitto Usa/Israele nei confronti dell’Iran.
La chiusura dello stretto di Hormuz, all’interno del quale si gestisce la movimentazione di circa il 20% del petrolio mondiale, sta provocando un rallentamento della catena intermodale (attraverso i trasporti vettoriale mare/aria/terra e gomma) del sistema di movimentazione merci a livello complessivo, creando distorsioni nelle catene delle supply chain nel trasporto, sdoganamento, approvvigionamento, distribuzione e consegna sia delle merci industriali che di consumo di uso civile.
Questo si traduce in una impennata di costi per i settori energetici o industriali; purtroppo grandi player e aziende, per contenerli sul prezzo finale e mantenersi competitive, intervengono prioritariamente sul costo del lavoro e quindi sulla pelle dei lavoratori.
Tuttavia, è un settore che oggi più che mai evolve giorno dopo giorno con milioni di investimenti che stanno trasformando il mondo del lavoro, con l’utilizzo della AI, delle nuove tecnologie e degli algoritmi che stanno modificando il modo di lavorare, il modo di produrre e di modellare le attività lavorative.
É una realtà soggetta a grandi sfide, nel merito delle quali la nostra organizzazione sindacale svolge un ruolo importante. Da un lato c’è la difesa dei diritti di lavoratori e lavoratrici, promuovendo strumenti di contrattazione che garantiscono un lavoro di qualità e al passo con i tempi, d’altra una attenzione complessiva al mondo delle imprese sottolineando sempre di più la volontà di difendere quelle che applicano i contratti collettivi e le norme di tutela.
Un settore che per la sua specificità sta viaggiando a velocità diverse.
Da un lato le imprese, soprattutto quelle più grandi, viaggiano verso l’efficenza, con miliardi di investimenti per rendere le imprese sempre più competitive nel mercato globale sempre piú complesso. Dall’altro abbiamo ancora molti ritardi sul tema dei diritti e salari per i lavoratori che operano in un settore che, nonostante gli sforzi fatti nei recenti rinnovi contrattuali, é ancora indietro sotto il profilo di precarietà, con una proliferazione di processi di esternalizzazione, e quindi di appalti, dove non si applica il nostro contratto collettivo e quindi non si garantiscono a pieno le tutele. Dove c’è un utilizzo spropositato e distorto di catene di filiera in cui la precarietà è purtroppo diffusa, soprattutto per donne e giovani. Dove si vive quotidianamente un senso di instabilitità, nonostante si abbia un contratto a tempo indeterminato.
Nelle mie esperienze quotidiane mi capita di parlare con driver, rider, facchini delle grandi ribalte, lavoratori diretti di Amazon, UPS, Fedex, TNT o DHL e relative supply chain, lavoratori di appalti delle committenze pubbliche, dove il contratto collettivo si applica ma non a pieno regime, dove c’è un utilizzo spropositato di percentuali di lavoro precario e che, ogni volta che si cambia appalto, si si assiste alla compressione dei diritti, a volte con casi di azzeramento di scatti di anzianità, livelli o part-time involontari.
Proprio per questo bisogna subito agire e prendere gli elementi positivi dell’ultimo decreto ‘1 maggio’, perchè dopo 4 anni di assoluto nulla di questo governo sul mondo del lavoro e sul settore, contribuendo ad un percorso di smantellamento dei diritti del lavoro in nome della flessibilità, si è cominciato a parlare seriamente delle ferite che attanagliano il mondo del lavoro, rispondendo sul vincolo di investimenti alle imprese se si applicano i contratti comparativamente rappresentativi e cercando di chiudere la stagione dei ‘contratti pirata’ e sui vincoli di bonus alle imprese se creano stabilità a donne e giovani, disoccupati.
E credo che a partire da questo il sindacato debba monitorare sui tavoli di contrattazione, affinchè non ci siano distorsioni di questi provvedimenti. Che si creino assunzioni stabili e non modalità che mascherino cambi di commesse torbide che generano apparente stabilità.
Su questo credo che anche il Coordinamento Giovani della Uiltrasporti Nazionale possa intervenire, creando dei coordinamenti territoriali che monitorino, censiscano le occupazioni con focus sugli under 35 cercando di dare un futuro e una prospettiva.
Credo che i giovani della Uiltrasporti possano supportare le Segreterie Regionali attraverso l’instancabile lavoro dei Dipartimenti sul territorio per promuovere e chiedere dei tavoli tecnici di monitoraggio agli enti pubblici, affinchè si faccia un utilizzo virtuoso dei finanziamenti pubblici dati alle imprese per garantire buona qualità occupazionale, applicando il CCNL confederale e generando stabilità occupazionale, e affinchè si chieda una mappatura sulle criticità dei processi industriali del settore, analizzando gli hub strategici territoriali, chiedendo di intervenire sulle infrastrutture per rafforzare il welfare all’interno delle contrattazioni di filiera per migliorare la qualità del lavoro. Chiedendo anche piani strategici della mobilità e della logistica che in molte città o regioni italiane o sono inesistenti o fermi da anni. Perchè ci deve essere si un rafforzamento sui salari, ma questi valgono poco se si lavora in condizioni di disagio. Si deve, inoltre, richiedere di promuovere formazione e riqualificazione professionale, con un percorso che possa partire dalle scuole ai luoghi di lavoro, e dei tavoli preventivi a scadenze fissate per monitorare i cambi appalto, nelle grandi committenze soprattutto pubbliche, affinchè si garantisca che la quantità di investimenti stanziati per esercitare le forniture delle attività produttive siano sufficienti a rispettare la qualità del lavoro prestato e la piena applicazione delle clausole sociali nei cambi d’appalto.
Perché la competitività e la crescita dei processi produttivi passa attraverso l’innovazione e la valorizzazione della forza lavoro. Della dignità data alla persona. Della possibilità di autodeterminarsi.
Infine, un’ultima riflessione sulla AI. L’intelligenza artificiale sta impattando il mondo del lavoro, e soprattutto il settore del trasporto merci, in maniera impressionante. Il suo impatto sta creando un nuovo modello di esercizio delle attività produttive. L’utilizzo degli algoritmi genera grandi affanni per la categoria che ha difficoltà a trovare delle contromisure. A darne una perimetrazione e una forma. Ma. anche se non la vediamo, il suo utilizzo si sente e genera paura.
I lavoratori e le lavoratrici del settore hanno il terrore che l’AI possa sostituire le persone, con perdita di posti di lavoro. Ma é una paura presente anche nei datori di lavoro, soprattutto quelli delle PMI, che nel mercato italiano sono dominanti, perchè lutilizzo della intelligenza artificiale è in mano solo a chi ha le facoltà per investire o atttrarre investimenti, provocando un divario di competitività che si allarga, perchè il suo utilizzo è esclusivo solo per chi è già piú forte economicamente.
Per questo credo che il Sindacato abbia una grande opportunità e possa avere un ruolo importante su questo tema. Perchè ritengo che l’intelligenza artificiale da pericolo possa diventare una grande opportunità per migliorare le attività d’impresa sul territorio e la relativa qualità occupazionale. Una AI che non sostituisca le persone ma le mansioni. Non facendo perdere posti di lavoro ma creandoli, migliorando e rafforzando la professionalità intervenendo sotto il profilo qualitativo sul tema salariale. Una AI che venga utilizzata in maniera virtuosa dalle aziende per rendersi piú competitive attraverso la valorizzazione della forza lavoro. Che preveda i picchi delle attività lavorative, per migliorare la produttività e generare lavoro più sicuro e stabile, perchè più facile da programmare.
Per questo dobbiamo promuovere un’azione concertante tra organizzazioni sindacali confederali, associazioni di categoria, rappresentanze politiche di ogni livello ed esperti del settore per promuovere dei tavoli tecnici e dei piani strategici, affinché si vincoli lutilizzo della AI per migliorare la competività d’impresa ad un percorso di formazione e riqualificazione professionale, tutelando tutto il differenziale occupazionale, quindi giovani e meno giovani. Non solo tutelando ma rilanciando i posti di lavoro attraverso una sana transizione tecnologica e sociale. Bisogna rafforzare le clausole sociali nei cambi d’appalto per tutelare i posti di lavoro nelle realtà produttive che utilizzano l’AI, promuovendo – pertanto – nuovi strumenti di contrattazione che migliorano il lavoro. Bisogna vincolare finanziamenti nazionali o regionali alle imprese che utilizzano l’AI per rendersi più competitive, ma anche garantendo più sicurezza nei luoghi di lavoro e stabilità nei luoghi di lavoro. E soprattutto producendo una occupazione più stabile. E non utilizzare agevolazioni pubbliche per fare profitto per poi delocalizzare lasciando senza occupazione le persone e impoverendo il territorio e la relativa comunità sociale.
Credo che questa sia la strada per rilanciare l’attività sindacale e per far percepire il Sindacato come uno strumento utile per difendere diritti nei luoghi di lavoro, contribuire a rilanciare una sana qualità occupazionale, con serietà e senso del dovere, ma mai rinunciando al conflitto. Ed è un bene che i tre sindacati confederali abbiano preso una posizione forte su chi vuole comprimere il diritto di sciopero nel nostro settore, allargandolo all’applicazione della legge 146.
Perchè le regole già esistono e sono garantite dalla nostra Costituzione. Basta applicarla.
Buon lavoro a tutte e tutti.”